Follow the stone…travel the world…
This Blog was started many years ago in my mind and in my heart, and with this post we are putting the first stone of a beautiful adventure made of sharing and love for life.
Since I was 16 years old I started traveling and I just can not stop …
I love to discover incredible places, but above all share them with the rest of the world.
My idea is that if an experience is not shared, we haven’t really lived it 100% fully.
So here we are, ready to show you the secrets and the unique places that we have found around the universe … soon we will publish many posts on Iceland, South America, South Africa, New Zealand and of course Italy … my beautiful native country.
In the meantime, follow us on Facebook and Instagram to travel with us to Iceland during the winter, the magical land of fire and ice.

OGNI LUNGO VIAGGIO INIZIA CON UN PRIMO PASSO…O METTENDO LA PRIMA PIETRA!
Questo Blog è iniziato tanti anni fa nella mia testa e nel mio cuore, ma con questo post stiamo mettendo la prima pietra di una bellissima avventura fatta di condivisioni e amore per la vita.
Da quando ho 16 anni ho iniziato a viaggiare e non riesco a smettere…adoro scovare posti incredibili, ma soprattutto condividerli con il resto del mondo.
Sono dell’idea che se un esperienza non viene condivisa, è come se non si fosse vissuta al 100%.
E quindi eccoci qui pronti per mostrarvi luoghi segreti ed unici che abbiamo coperto nell’universo… a breve pubblicheremo tanti post sull’Islanda, il Sud America, Il Sud Africa, La Nuova Zelanda e logicamente l’Italia…il mio splendido paese natale.
Nel frattempo seguiteci su Facebook e Instagram per viaggiare con noi in Islanda d’Inverno, il magico paese del fuoco e del ghiaccio.
Due giorni di trekking, o meglio di arrampicata, nella rigogliosa giungla thailandese del nord, 25 km a piedi tra paesaggi verdeggianti, farfalle, con una guida di montagna davvero in gamba!

Per questa esperienza ci siamo affidati a Lanna Trek , una piccola compagnia locale di Chiang Rai, attenta al turismo etico e responsabile, soprattutto nei confronti della natura, degli elefanti e delle popolazioni di montagna.
Propongono tour di 1, 2 o 3 giorni adattabili a seconda delle esigenze e dell’allenamento fisico dei partecipanti.
Il loro motto è “love elephant feed elephant and stop to ride them.”
La nostra guida Lou è venuta a prenderci alle 9 di mattina con un furgoncino sui generis,che abbiamo scoperto essere di solito un taxi collettivo, che parte solo quando si arriva ad un minimo di otto persone. Pioggia battente e visibilità ridotta, ma qui la vita sembra scorrere sempre fluida e tranquilla anche in situazioni climatiche estreme.
Il nostro furgoncino, ci ha scaricato in un piccolo molo fluviale sul fiume Kok, affluente del Mekong, dove i barcaioli thailandesi si riparano dalla pioggia, scambiando due chiacchere tra una sigaretta e l’altra.
La sensazione è di trovarci in una situazione poco turistica, siamo solo io, Luca, due ragazze francesi e le nostre guide. Ci imbarchiamo insieme su di una “long tail boat ” , una tipica barchetta lunga e piatta che in passato serviva al trasporto del riso.
Piove a dirotto e navighiamo contro corrente in queste acque torbide, scene di vita quotidiana scorrono sul fiume, famiglie sedute sotto le tettoie, donne pescatrici completamente immerse in acqua, palafitte di legno che sembrano sconfiggere qualsiasi legge della fisica, statue di Buddha che si riflettono vicino alle mangrovie…ovunque siamo avvolti da una vegetazione fitta, talmente fitta che sembra quasi inespugnabile e nella nostra mente risuona la stessa domanda :” Ma noi sopravviveremo due giorni in questa giungla?”

Arriviamo in un villaggio dove purtroppo gli elefanti vengono utilizzati come gioco per turisti, ma ci fa piacere scoprire che nel tour a cui stiamo partecipando non promuovono questi tipo di attività. Passiamo dritti e un elefante sembra quasi guardarci e sorridere, forse perchè sa cosa ci aspetta di li a poco…mangiamo divinamente in un posticino che tutto sembra fuorchè un ristorante. Questo forse è il primo verro assaggio della Thailandia. Lou ci consiglia alcuni piatti tipici della regione e di comprare almeno due bottiglie d’acqua a testa.
L’umidità è altissima, ma almeno ha smesso di piovere e con la pancia piena e il cuore pronto a nuove avventure partiamo…il trekking è ufficialmente iniziato!
La prima parte del trekking si è svolto tra verdissime risaie, campi di ananas, che scopriamo non crescere su alberi ma su arbusti simili a delle agavi e piantagioni di banane.

Prima divertente disavventura: nell’oltrepassare una risaia facendo gli equilibristi su di un tronco Luca cade nella fanghiglia, ma con grande senso dell’umorismo cerca di pulirsi inutilmente dal fango e continuiamo, abbiamo appena iniziato e lui sembra camminare nella giungla da una settimana.
Seconda avventura/disavventura: ha piovuto molto negli ultimi giorni e un fiumiciattolo di campagna si era trasformato in un bel fiume in piena. Lo abbiamo guadato con tanto di scarpe, scelta sbagliatissima perchè camminare per altre quattro ore con i pesci rossi nelle scarpe non è stato il massimo. Lou ha controllato il punto più basso dove poter attraversare e mentre noi combattevamo con la corrente, lui con tre salti da un masso all’altro è arrivato sull’altra sponda.
Il buon umore però è rimasto con noi e almeno Luca si era pulito un po dal fango.
Lasciate le risaie è iniziato un dislivello non indifferente, oltrepassando fitte foreste di bambù, panorami mozzafiato e villaggi di montagna. Abbiamo scoperto che in Thailandia hanno mille nomi per i bambù, ognuno utilizzato in modo diverso: per costruire case, per trovare prelibate e costose larve, per cucinare o semplicemente per trasformarli in piatti, bicchieri, spiedini o bastoni da trekking. A quante pare se nella giungla hai dimenticato qualcosa, non c’è problema, basta un macete, un bambù, un po di immaginazione e hai risolto.

E’ stata una camminata impegnativa e soddisfacente dove lungo il cammino abbiamo assaggiato tanti prodotti che la natura generosa offre a queste latitudini, come i cosidetti “fichi selvatici“, piccoli frutti dolcissimi dalla consistenza abbastanza dura, simile ad una meletta.
Dopo una breve sosta ad una cascata incastonata tra le rocce è iniziata l’ultima arrampicata prima di arrivare nel posto dove avremmo passato la notte.

Ancora nella vegetazione fittissima abbiamo percepito attività umana vicino a noi e dopo un’ultima discesa ripidissima è letteralmente apparso sotto di noi un villaggio completamente costruito in bambù, legno e paglia, che sembrava sospeso al di fuori dello spazio e del tempo a 1000 metri di altitudine.
Eravamo arrivati a Yafu, un villaggio animista della tribù di origine tibetana dei Lahu, abitato da circa 200 persone, con un affascinante altare degli spiriti all’ingresso che li protegge dalla anime arrabbiate del bosco.
Cani, galline e maiali scorrazzavano ovunque, bambini che giocavano, anziani intenti in varie attività domestiche, qualche motorino di ritorno dai villaggi vicini e tanti occhi curiosi che seguivano i nostri passi.
Giunti presso la famiglia che ci avrebbe ospitato per la notte, continuavamo a ripetere una parola che suona tipo “abuogia”, una specie di saluto/grazie/arrivederci nel loro dialetto, perchè ogni tribù ha una sua lingua completamente differente dal thailandese.
Lou ci ha mostrato dove avremmo dormito, molto spartano ma almeno c’era la zanzariera… la doccia con scodella è stata un pò disagevole, ma avevamo sudato e faticato talmente tanto che quell’acqua gelata mi è sembrata meravigliosa e poi non scorderò mai la faccia di Luca, se ci ripenso rido ancora adesso.

La palafitta costruita completamente in bambù e legno, aveva varie terrazze e alcuni ambienti coperti, il più grande fungeva da cucina, sala da pranzo e camera da letto.
Ci accorgiamo subito di un coinquilino, l’uomo ragno, grande come il palmo di una mano e con una ragnatela 2 metri per 2, ma nella loro cultura ogni essere naturale ha un’anima, c’è l’anima del fiume, della montagna e gli animali del bosco sono anime di parenti defunti che vengono a fargli visita. Forse quel ragno per loro era veramente un componente della famiglia e quindi nel dubbio, non lo disturbiamo.
Qui la vita segue il ritmo del sole, hanno pannelli fotovoltaici per accendere solo un paio di lampadine e nient’altro. Niente frigorifero, niente televisione, niente bagno, nessuna cucina per come la intendiamo noi, solo un rubinetto di acqua corrente e un anticamera dove tengono le vettovaglie.
In “salotto” accendono dei fuochi in dei grandi bracieri dove cucinano con pesanti pentole martellate a mano, sfruttando il fumo della legna come insetticida naturale.
In effetti la casa era pulitissima, nessun insetto almeno visibile, bisognava levarsi le scarpe prima di entrare e un’immagine ricorrente è stata la nostra padrona di casa spazzare amorevolmente le scalette di ingresso.

Ci siamo seduti tutti in terra e tra un bicchiere e l’altro di un whisky casereccio distillato dal riso, il lao khao abbiamo preparato tutti insieme gli ingredienti per la cena.
La tradizione vuole che si beva tutto di un sorso, porgendo poi il bicchiere pieno al tuo vicino , è un liquore di colore bianco e dal sapore gradevole, e tiene compagnia ai Lahu tornati dal lavoro nei campi.
La padrona di casa con tanto di torcia sulla testa e una grande sapienza nell’usare le spezie, ci ha cucinato un piatto di carne tritato finissimo dove avevano aggiunto sangue ed erbe. Lou ci ha spiegato essere un piatto per le grandi occasioni, che andrebbe mangiato crudo, ma le nostri porzioni vengono magistralmente cotte nel pentolone e il risultato è un piatto gustoso pieno di sapori che vengono da terre lontane.
In questo villaggio si mangia ancora a terra sul khan tok, un vassoio/tavolo poggiato a terra tipico del nord della Thailandia. Il cibo è sempre in comune, ognuno attinge dalle ciotole centrali mangiando soprattutto con le mani o al massimo con un cucchiaio per le zuppe. Illuminati dall’unica lampadina della casa abbiamo cercato di esprimere la nostra gioia nel condividere questa cena attraverso sorrisi e gesti di ringraziamento.
Sembra notte fonda, ma in realtà sono solo le sei e mezza, Lou fa uno strappo alla regola per noi, qui di solito si beve (soprattutto grappa) solo prima del pasto, mai durante e mai dopo, ma prendiamo la bottiglia e ci sediamo sotto le stelle. I rumori del villaggio sono ovattati, percepiamo solo qualche tuono in lontananza e il fruscio del vento nella giungla. Lou ci racconta qualche altra curiosità della tribù, hanno un capo villaggio e il consiglio degli anziani, vivono soprattutto di agricoltura, con piantagioni di riso e mais che hanno sostituito le coltivazione di oppio. Ci consiglia di tornare durante il loro capodanno, una settimana intera di festa con percussioni, riti propiziatori e abiti coloratissimi.

Il cielo è pieno di stelle luminosissime, passa veloce un satellite e Lou felice ci dice di esprimere un desiderio…loro le chiamano stelle in movimento, ci chiediamo ancora se non sapesse davvero che fosse un satellite e probabilmente non lo sapremo mai, ma non avremmo mai rovinato quel momento magico e carico di pensieri positivi. Esprimiamo un desiderio anche noi e ci ritiriamo nella nostra zanzariera fucsia.
La notte è stata un po travagliata, ci siamo svegliati varie volte tra jet lag, il dormire quasi a terra, i rumori della casa e i fratelli della signora che ritornavano da una battuta di caccia notturna. Il nome thai dei Lahu è Musoe, cacciatori, sembra che eccellano in questa attività, ma per nostra fortuna quella notte non è andata bene e non ci siamo ritrovati un cinghiale in salotto al nostro risveglio.

Il buongiorno ce lo ha dato Lou con la colazione del campione nella giunga: frutta fresca, le immancabile bananine piene di dolcezza e soprattutto di potassio, utilissimo per evitare i crampi quando si cammina in montagna, un bel piatto di uova e riso per iniziare con la giusta energia.
Ci godiamo il sole e la colazione, guardando i nostri vestiti appesi ad asciugare dall’umidità, un’immagine tipica in quasi tutte le case thai.
Abbiamo impacchettato le nostre cose e dopo aver comprato direttamente dal produttore al consumatore dei bellissimi prodotti tipici con stoffe coloratissime siamo ripartiti dopo un grande “abuogia” a tutti.
Salutiamo il villaggio che ci ha ospitato per la notte, è stata un’esperienza molto particolare dove ci siamo immersi completamente in un’altra cultura fiera della sua identità e tradizioni.
Il governo vorrebbe portare l’energia elettrica, ma gran parte della popolazione si oppone, hanno paura che il progresso cancelli la loro storia e che le nuove generazioni lascino il villaggio. Mi chiedo se non abbiano ragione, se in effetti questo progresso che noi occidentali tanto rincorriamo, non valga la pena barattarlo con una vita che apprezza le piccole cose, che vive in armonia con la natura, che prende da lei, ma poi la ringrazia e la rispetta.
Lasciando il villaggio non incontriamo bambini, la scolarizzazione primaria è obbligatoria e ogni giorno si recano in un villaggio più grande o nelle risaie per seguire le lezioni… lasciamo dietro di noi un cagnolino sonnolento, una ragazza intenta a cucinare e un gallo che non smette di ricordare a tutti che un nuovo giorno è iniziato.
Logicamente il trekking riparte con una pendenza del 90%, ma dopo aver spezzato il fiato e preso un bel ritmo, riusciamo ad apprezzare scenari indimenticabili.
Non riusciamo più a scorgere il villaggio, come se fosse stato inghiottito nella fitta vegetazione e mi chiedo se sia veramente esistito o se sia solo stato una proiezione della mente che molto spesso inganna in situazioni così profonde e magiche.

Lou è stata una guida incredibile, nato in una tribù Karen conosce questi luoghi come le sue tasche , usa il macete come un prolungamento della sua mano per aprire la strada in sentieri che vede solo lui o per trasformare il bambù in piatti, bicchieri, posate , o addirittura in un anello. Conosce ogni animale nel bosco, la frutta e verdura commestibile ( ci ha fatto assaggiare tantissime cose mai viste), ogni insetto velenoso e non. Usa la fionda come un cecchino, essendo un abile cacciatore ormai
redento, che si rattrista quando ci dice di aver
assistito già all’estinzione di 12 specie di
animali.

La giungla ci è sembrata molto meno ostile di quello che pensavamo, tutto bellissimo, in equilibrio, niente pioggia, pochi moscerini e zanzare, facilmente neutralizzabili con le nostre tattiche zanzariere da cappello, poter camminare e respirare nel verde sconfinato,bellissimi paesaggi, ma…ci hanno attaccato le sanguisughe! Si trovano solo durante la stagione delle piogge e dove pascolano le mucche. Sono piccole, lunghe, velocissime, si attaccano sulle scarpe e iniziano ad arrampicarsi ovunque in cerca del punto che più le aggrata. Due litri di biokill sulle scarpe non le hanno minimamente rallentate nella loro missione, io sono andata nel panico e per un attimo ho anche pensato di levarmi i pantaloni e arrampicarmi su di un albero.
La soluzione indigena è macerare del tabacco nell’acqua per un paio di ore e poi spruzzarlo sulle scarpe, a quanto pare queste “simpatiche” bestioline odiano il sapore del tabacco…ma per noi era troppo tardi e la soluzione è stata correre il più veloce possibile e controllare scarpe e pantaloni ogni due secondi. Alla fine niente di drammatico, se ci pensiamo ora ridiamo a crepapelle, qualche attimo di panico,ma siamo arrivati sani e salvi alla nostra meta, una pedana coperta tra risaie terrazzate e campi coltivati.

Ci ha raggiunto anche un amico di Lou e insieme in circa due secondi hanno acceso il fuoco, creato spiedini, cotto la carne, ma soprattutto hanno “costruito” una specie di pentola a vapore con una grande canna di bambù, cuocendo al suo interno il tipico riso appiccicoso, che viene utilizzato al posto del pane.

Dopo due giorni di ricerca avevano finalmente trovato le prelibate e costose larve della giungla che cotte al vapore non sono niente male. Non potevo rifiutare un tale dono e poi quando si viaggia diventiamo più coraggiosi, spingendosi spesso oltre i nostri limiti e mostrando la nostra vera natura.
E’ stata un’esperienza bellissima, il panorama era da togliere il fiato, l’esperienza giusta per riposarci dopo lo spavento delle sanguisughe e tornare in armonia con la natura.


Ci aspettava l’ultima ora di cammino prima di lasciare questa avventura alle nostre spalle e raggiungere una strada sterrata che stavano risistemando dopo una frana. Abbiamo incontrato tantissimi lavoratori sul dorso di elefanti che trasportavano con la loro proboscide ogni tipo di materiale. Ci salutavano sorridenti, curiosi di sapere perchè eravamo sbucati dalle montagne.
Al punto di arrivo è apparso come un miraggio il nostro amico nel furgoncino blu, felici e soddisfatti siamo letteralmente collassati nei sedili posteriori fino al nostro albergo, dove una bella doccia e una lavatrice ci hanno fatto dimenticare di ogni fatica.

Dopo aver vissuto questa avventura bellissima, mi sento di consigliarla al 100% .
Sono stati due giorni veri, per niente turistici e pieni di sorprese inaspettate.
Qualcosa di diverso che ricorderete per il resto della vostra vita!
Per qualsiasi domanda, curiosità, delucidazione su questa esperienza non esitate a scrivermi, sarò felicissima di aiutarvi con qualche buon consiglio.